Il cioccolato | la musica | le tigri | gli abbracci | gli occhi | scrivere |le ore al telefono |le felpone | piangere e ridere insieme | Dublino |il simbolo dell'equilibrio.

Vago con gli occhi rossi in cerca di qualcuno con cui stare bene e che mi faccia dimenticare i periodi bui. Per il momento, ho trovato il mio rifugio. Forse è lui ad aver trovato me, persa e insicura.
"‘’Non devi piangere, – esordì – tu sei più forte di quanto credi, di quanto tutti credono, e di quanto chiunque altro possa provare ad essere’’. Tirai un sospiro, avevo le ciglia inferiori gocciolanti, avevo gli occhi rossi e, a dire il vero, mi faceva anche un po’ male la spalla. Da ore mi lasciavo mantenere dalla parete, mentre guardavo dal vetro del balcone varie sfumature di mondo che affioravano. Una signora litigava col marito, sembrava così agitata che avrebbe potuto sparargli un colpo di fucile da un momento all’altro; qualcun altro portava buste della spesa col sorriso in volto, un uomo un po’ stravagante aveva con sé una lunga scala arrugginita. Iniziò a piovere. Mi sentii come se il cielo piangesse insieme a me, come con qualcuno vicino, era un calore che si propagava nella mia testa: un senso di tranquillità che (quasi) nessun abbraccio avrebbe potuto mai darmi. Squillò il telefono, lo lasciai cantare dopo aver guardato il display, ma allo stesso momento mi resi conto di che ora si era fatta. Ecco perché la spalla mi prendeva fuoco a momenti, dissi a voce alta, o meglio, (facciamo che la mia voce non la descrivo nemmeno) dissi, dissi e basta. Come quelle tante cose che si dicono ma che, alla fine, a chi importano?
Le 18.30. Erano le 18.30. Io dovevo andar via alle 17.45, per cercare di trovare un benedetto pullman al volo, saltarci sopra e sperare di arrivare in tempo. Il mio amico si starà preoccupando, o forse era lui al telefono? E perché mi avrebbe chiamato con lo ‘sconosciuto’? E se fosse successo qualcosa? Devo andarmene!
Ecco, questo è quello che si può chiamare ‘’inventarsi problemi per pensare di meno ad altro’’. Anne entrò nella mia stanza, avevo smesso di lacrimare ma su quel viso pallido ne avevo ancora segni evidenti. Il pianto è una delle due cose di cui ci si accorge subito guardando un viso, l’altra sono i brufoli.
‘’Ehi, devo scendere adesso’’
‘’Come al solito, e a tua sorella chi dovrebbe badare? Io ho finito il turno, Mattie’’
‘’Dirò a mamma di darti qualcosa in più, ma io a casa non ci sto’’.
Lei mi guardò aspettando che le spiegassi qualcosa, non mi chiese niente. Sapeva che non gliel’avrei detto, che odiavo rispondere alle domande e che per estrapolarmi qualche notizia bastava rimanere in silenzio. Ha sempre saputo tutto di me, mi ha visto crescere, più che la badante di nonna è stata una vera amica sin dal primo giorno. Ricordo quando mi vide e mi chiese come mi chiamassi, sono passati 17 anni e lo ricordo come se fosse l’altro ieri (diciamocela tutta, il ‘mi sembra ieri’ è stupido, l’altro ieri rende meglio). ‘’M-Matt..’’ – ‘’Ohw, tieni pure Matt, una caramella alla frutta’’. Ne andavo pazzo e lei sembrava averne una fabbrica in borsa. Più mi piacevano e più ne aveva: cos’era, un’indovina?
Tirò fuori un fazzoletto di pezza, me lo porse. Allungai la mano senza nemmeno guardarla negli occhi, al punto che lei, con freddezza, non fece altro che avviarsi verso l’uscio della porta. Guardai il soffitto, imprecai contro me stesso, mi diedi un pizzicotto sullo stomaco e poi la fermai.
‘’Avrei solo voluto che in questo giorno di nullafacenza, come in tutti i giorni di nullafacenza che hanno preceduto questo, lei fosse stata con me. Vorrei solo un posto in cui rifugiarmi, invece ora scendo per farmi 35 minuti a piedi. E per quale scopo? Andare da un amico che, alla prima difficoltà, mi spara in faccia la verità nuda e cruda’’.
‘’E questo ti dispiace? Io credo sia bello da parte sua’’.
‘’Non come fa lui’’ – dissi, innervosito.
‘’Sei arrabbiato col mondo, devi soltanto capire che la ruota gira per tutti’’.
‘’No! Basta! Mi ha stancato questa storia. Non esiste nessuna ruota. Non esiste niente. E tu faresti bene a stare attenta, che se continui così finirai per vivere da sola per tanto tempo’’.
Si fece scura in viso, mi pentii in fretta di quelle parole, ma non ebbi il tempo di rimangiarmele. Sapevo quanto ci stesse male, ma ero furioso. Abbassò lo sguardo, aveva i capelli color rame che le coprivano il volto per metà.
‘’Non voglio dirti cosa dirmi, come comportarti, cosa fare. Tu ora scendi, va’ dove ti pare, ma sappi che un giorno il sole tornerà nella tua vita. E, io non voglio altro. Promettimi solo una cosa’’ – singhiozzò -
‘’C-cosa?’’
‘’Che quando questo sole arriverà, tu verrai in cucina a dirmelo, anche se stessi guardando il mio progamma preferito, spegni la televisione e dimmelo. Anne, è arrivato quel sole di cui parlavi’’
‘’Anche se si trattasse di Grey’s Anatomy?’’
‘’Dipende dalla puntata, mio caro’’ – sorrise. Le avevo strappato un sorriso! Tornai subito serio.
‘’E comunque sì, vada per la questione del sole’’
Mi fece cenno col capo di guardare l’orologio ed io mi catapultai fuori la porta di ingresso. Non dovevo prepararmi, ero pronto da molto, mi bastò sciacquarmi un po’ il viso, per il resto il vento avrebbe fatto dimenticare ai miei occhi cosa fosse quel rosso sangue. Iniziai a passeggiare, e non potevo fare a meno di pensare a quanto male avevo fatto ad Anne con quelle poche frasi. Non era da me, deludere intendo. Io odio far dispiacere la gente, ma cosa mi era passato per quella testa di rapa? Qualche lacrima si era incastrata nel cervello? La mia risposta a tutte le mie domande era ‘boh’. Tutto e niente in tre lettere, di cui una manco italiana. Quindi facciamo due e mezzo, va’, e siamo tutti contenti. La verità in due lettere e mezzo, l’esatta metà. La metà di 5. Lo shock per me fu scoprire che quel 5 l’avrei visto su tutti i muri di quella strada. Si sa, quando si passeggia si osserva anche meglio che da una finestra, e tutte quelle dediche, quelle appunto 5 lettere che rimbombavano nella mia testa, le vedevo anche ‘graffittate’ sulle pareti delle stradine di periferia. Qualcuno faceva gli auguri alla sua lei per l’anniversario, qualcun altro chiedeva supplicante che quest’ultima tornasse. Una ragazza ha scritto una frase in blu così lunga che nemmeno la ricordo ora, pensandoci. Ricordo che quelle 5 lettere erano pure lì, ma sì, un classico. Superai gelaterie, negozi di abbigliamento e alberi, che sembravano più tristi di me. O forse tutto intorno a te è più triste se tu sei triste? BOH! Anche l’asfalto non era dalla mia parte, presi una caduta mettendo il piede in fallo, ginocchio sbucciato, pantalone un po’ sfilacciato. Che merda! Non era la mia giornata. Settembre non è il mio mese. Camminavo, e camminavo. Di pullman nemmeno l’ombra. Di fermata in fermata, consultavo un sito (‘infoclic, da noi la puntualità prima di tutto’) che poteva dirmi se nel giro di mezz’ora c’era la possibilità che passasse un bus. Ma no. Non potevo essere così fortunato! Chiamai il mio amico, gli dissi che stavo arrivando; aveva il solito tono impassibile, cosa può mai importarsene di come sto e del perché ho fatto tardi? Forse questa giornata era pure un peso per lui, magari dovevo tornarmene a casa. Oppure dovevo rompergli i coglioni volutamente? Optai per la seconda, decisamente. Anche se, a me, le scelte non sono mia piaciute. Ma cosa dico, io non l’ho mai presa, una scelta. Io mi faccio scegliere, io permetto che si scelga al posto mio, io preferisco che si scelga al posto mio. Mi sentivo inetto, ci ho passato l’adolescenza con questa sensazione. Ma lì, in quel momento, quando vidi le fiamme, svanì tutto quanto. Tutte le mie insicurezze, tutte le mie paure. Sento ancora le urla se ci penso. Ero a metà strada, a farsi benedire il mio amico, quelle urla erano troppo familiari.”
"La questione è estremamente semplice. Se fosse difficile nemmeno ne parlerei, probabilmente, perché mi scoccerei incredibilmente. Che palle, come stamattina, cazzo mi fotteva di raccontarti di Fabiana Moccia, che palle e che cazzo me ne fotte di lei e di tutto il mondo. Tranne di te, stasera. Perché vedi poi uno pensa, fa 2+2, 4+4 e tutto ciò che ne viene, e chi si ritrova? Si ritrova a desiderare per Natale qualcuno che non ti vuole più, qualcuno per cui le lacrime si sono scocciate di essere sempre chiamate in causa, ci si ritrova a sfregarsi le mani davanti ad un film pensando ad un Natale solitario passato ad abbracciarsi un plaid alla luce dell’albero. Poi guardi il mondo circostante, e ti rendi conto che sei davvero una persona sola, o circondata da persone che non vuoi a pieno, che non rispecchiano il tipo di individui che vorresti, tranne te. Ti accorgi che Angelo non fa che farmi rimanere male ultimamente, che non si accorge di un cazzo e nemmeno se ne frega, ti accorgi che di amici alla fine ne ho 3, ti accorgi che Salvatore Caiazza è mio amico solo per la scuola, non so che c’entri ma è giusto mettere tutto nel calderone, ti accorgi che cancellare le cose è un modo per non ripensarci, non per cercare di dimenticare, ed è diverso. Ci si ritrova a tavola con mamma che è costretta a toglierti la magia del Natale dicendomi per sbaglio di avermi già prenotato la playstation3 che volevo, ci si ritrova a volere un abbraccio come nessuno può darmi, tranne quelli che a volte riescono a te. La quotidianità è importante per un rapporto, me ne sono reso conto, visto che un mese 24h/24 fa dimenticare alle persone puramente casuali tutto ciò che hanno oltre quel mese, magari anche io se sto solo vicino a te dimentico tutto il male che ricevo e il bene che non ho. L’altro giorno ho scritto sull’albero dei desideri sotto la galleria Umberto I, ho appeso un foglietto di nascosto da mamma, da tutti. Ho solo mandato a fanculo Babbo Natale con tutti gli elfi, dicendo che desiderare qualcosa non è così semplice come ottenerla. Ho solo bisogno di non avere mai più questi momenti del cazzo, ma ora inizia Dicembre e saranno sempre più forti. Sarò sempre più fragile. Stiamo parlando del Natale, la festa felice/malinconica che è tutta una contraddizione. Già che si celebri qualcuno nato per morire è un paradosso a sè. Ma a parte questo, ci sarà gennaio, e poi marzo, e poi tutti i mesi più belli dell’anno scorso. E io ho bisogno di te per attraversarli su una zattera! Magari porta le pinne, non si sa mai..nei film regge, nella realtà dubito che ci sarà qualcuno che farà in modo che ci catapultiamo su un’isola deserta, murimm e bast. E io ad affogare non ci sto. Quindi, perciò, per questo, stai vicino a me. Sei quello che sei, ma non te lo dico cosa sei. Ah, tra l’altro il 2014 sarà di sicuro un anno bello, preparati a passarlo ridendo. <3”
"Io di risposte non ne ho, mai avute e mai ne avrò; di domande ne ho quante ne vuoi.”
— 883, Il pianeta del tesoro.
juliasfreeuniverse asked: Comunque leggendo all'ultimo messaggio a cui mi hai rusposto ti dico: niente di che... la mia vita è una noia :\

Eh ci sono sti periodi… in cui ti sembra di sopravvivere e basta..

juliasfreeuniverse asked: Ciao come stai? Buona Pasqua anche se un po' in ritardo :)

Eiii auguri anche a te. Per ora bene… e tu?

FCE passato. La mia prof pensava che non ce l’avrei fatta, invece domani lo verrà a sapere e lo prenderà tutto nel culo, che dico nel culo, in tutti gli orefizi.

Anonimo asked: Fai ancora le descrizioni dei nomi? Se si potresti fare Olga? Ci tengo♥️

Stasera non ho molta fantasia, ma per te faccio un’eccezione.

Olga si rialza nonostante tutto.

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